Dichiarazione di voto finale
Data: 
Mercoledì, 11 Febbraio, 2026
Nome: 
Stefano Graziano

A.C. 2754-A

Grazie, Presidente. Io vorrei partire dal fatto che questo decreto, che riguarda l'invio, il sostegno a Kiev, in realtà, è arrivato in Commissione partendo da una cosa, ossia un emendamento, a firma di tutta la maggioranza, per eliminare nel titolo “militari”.

Ora, questo già direbbe tutto. Non avremmo bisogno di spiegare altro. Ma tutto questo era fatto per cosa? Era fatto perché in questi tre anni ci sono stati - diciamo - mal di pancia della Lega che sono stati tutti indirizzati nella logica di voler immaginare che si potessero sopire, da questo punto di vista, attraverso quella che era un'imposizione di una linea.

E perché noi abbiamo deciso di sostenere, invece, questa linea? La linea del sostegno a Kiev? Perché noi ne abbiamo fatto un fatto di responsabilità europea. Un fatto di responsabilità rispetto al sostegno di un popolo che è stato aggredito, non di un popolo che è aggressore.

Perché il PD ha fatto una scelta che non è ideologica, che continua a fare e che dice con chiarezza che, laddove c'è un popolo amico che è aggredito, noi lo sosteniamo. Lo abbiamo fatto e lo facciamo in Ucraina, come lo abbiamo fatto a Gaza, allo stesso modo, perché riteniamo che quello sia un segno distintivo di coerenza, ma soprattutto perché c'è un tema europeo, un tema europeo un po' più largo, cioè è evidente che davanti a questa logica c'è una difficoltà in questo senso. E questo decreto si basa su tre cose fondamentali: la prima è il sostegno all'Ucraina, la seconda è la tutela dei cittadini ucraini accolti in Italia e la terza è la sicurezza dei giornalisti freelance nelle aree che riguardano il conflitto.

Ecco, queste tre cose, a mio avviso, hanno una loro ragion d'essere e hanno una forza rispetto a quello che è il decreto attuale, però fatemi dire una cosa molto breve. Noi sosteniamo da sempre una più forte azione diplomatica, lo diciamo con grande forza da 4 anni a questa parte. Lo diciamo perché riteniamo che le due cose non siano in conflitto, cioè sostenere Kiev e lavorare per la pace sono due cose che devono camminare insieme.

Da questo punto di vista c'è un'azione che invece non è ancora così forte e per noi è fondamentale, che, se si lavora insieme, significa difendere quelli che sono, in qualche modo, i diritti e significa essere fedeli alla Costituzione e all'idea di Europa, perché noi abbiamo bisogno di più Europa. E qui fatemi dire una cosa. Vedete, oggi in quest'Aula cambia la natura del Governo, cambia la natura della maggioranza del Governo. E fatemi dire che il fatto che ci sia la fiducia non è un fatto di tecnica parlamentare. È un fatto politico importante, perché non è semplicemente mettere la fiducia così, per velocizzare o per dare una velocità diversa a quello che deve essere in decreto o perché in realtà sta per scadere.

No, la verità è che tutto questo era fatto perché c'era la volontà di sopire i mal di pancia che c'erano nella Lega prima, pensando che in realtà si potesse sopire la condizione di quello che poi è nato, la rottura di Vannacci. E questo è il punto politico, è l'altro punto politico. Però, fatemi dire, la verità qual è? È che tra la Meloni e Vannacci c'è una convergenza parallela: sono i due vasi di ferro rispetto al vaso di coccio, che in questo caso diventa Salvini. E allora Salvini ha provato, in qualche modo, a tenere in piedi quella condizione e quella logica che provava a tenere i mal di pancia, ma la verità è che Vannacci lo ha profondamente superato a destra.

Però, come sempre, anche Vannacci ha un coraggio a metà, perché, da un lato, si dice contrario al provvedimento e, dall'altro, in realtà vota la fiducia. Quindi, ecco perché cambia oggi quella che è la natura della maggioranza. Oggi c'è un nuovo perimetro politico della maggioranza e vorrei dire una cosa, Presidente, alla Presidente Meloni: lei non può stare a Kiev con il Ministro Crosetto e contemporaneamente stare nel Cremlino, nei corridoi del Cremlino, con Vannacci. Scegliesse davvero dove vuole stare, perché io penso che l'ambiguità che sta innescando oggi rispetto a quella che è la condizione reale del DL Ucraina è a mio avviso un'ambiguità molto importante, e trasforma, snatura quella che è la condizione di maggioranza.

Lo dico perché, rispetto a quello che ha detto ieri il Ministro Crosetto, mi sembra evidente che dica esattamente il contrario di quello che dice la Lega, esattamente il contrario di quello che dice Vannacci, esattamente il contrario di quelli che sono stati gli ordini del giorno, cioè vietare, sostanzialmente, la possibilità di mandare sostegno a Kiev e all'Ucraina. E allora ecco il punto politico che, a mio avviso, va di nuovo ribadito: noi, da sempre, lo abbiamo detto con chiarezza e con fermezza, sosteniamo la linea di dare forza a Kiev, perché o c'è una pace giusta o la pace non c'è.

Perché, se noi chiediamo che ci sia lo stop al conflitto, in realtà, contemporaneamente, abbiamo detto che c'è bisogno di una forte azione diplomatica. Invece, davanti a tutto questo, non mi pare che ci sia un Governo che diventi sempre più protagonista. Io penso che il rischio vero che in questo momento sta alimentando il Governo italiano sia far apparire un'Italia sempre meno credibile e dare all'Italia la possibilità di essere sempre meno affidabile, perché ha voluto tenere i piedi in più staffe, immaginando di tenere insieme il rapporto con Trump e il sostegno all'Europa e a Kiev.

Questa cosa sta completamente scoppiando. In realtà, si sta realizzando quello che da sempre noi abbiamo detto: c'è una contraddizione profonda, e dentro la contraddizione profonda, in realtà, il rischio vero è la credibilità dell'Italia. Voi state minando la credibilità dell'Italia verso l'Europa e verso il mondo. Da questo punto di vista, il Partito Democratico, invece, dice con chiarezza, senza se e senza ma, che sostiene quello che è il decreto.

Lo voterà, abbiamo votato contro la fiducia al Governo, ma da oggi questo Governo, questa maggioranza è stata completamente snaturata, e per quello che ci riguarda è un arretramento molto forte di credibilità sul piano internazionale. Noi non smetteremo mai di dirlo con chiarezza: per quello che ci riguarda, siamo sempre dalla parte di coloro i quali sono stati aggrediti.